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RECENSIONI

 

 

Kent HARUF “Benedizione” (gli altri due libri della trilogia sono in arrivo)

 

In Italia la cosi detta trilogia della Prateria dello scrittore statunitense Kent HARUF è uscita in ordine inverso a quello della pubblicazione americana. Ne consegue che ho iniziato la lettura dal terzo volume "Benedizione", ma la cosa è possibile in quasto mi pare di capire non siano presenti storie intrecciate o saghe familiari (ma ne saprò di più con il prossimo).
Ho trovato i libro nel suo complesso, la storia, lo stile asciutto della scritttra bellissimi, ma...... 
Ma la lettura di questa "Benedizione" è sconsigliata a mio parere ad alcune categorie di persone. 
Ne sconsiglierei la lettura a chi ha un rapporto irrisolto con la morte di un padre, chi rivive un incubo solo a sentir descrivere la malattia di una persona cara ed in generale e da evitare per chi non tollera descrizioni della decadenza fisica, e di storie di famiglie disturbate.
Per cercare di fotografare il tutto in modo sintetico, potrei cercare di rendere l'idea in questo modo. Leggere questo libro è come entrare dentro un quadro di Edward Hopper. Ovvero, per chi non avesse presenti le atmosfere sospese e metafisiche, ma molto americane di questo pittore del '900, si potrebbe dire che leggere "Benedlzione" è come entrare nel ventre profondo dell'America rurale. 
Siano distanti anni luce dalla grande metropoli e dalla sua nevrosi. Semmai siano in quell'America che affonda le sue radici nella Grarte Depressione degli anni '30 del secolo scorso. Volendo trovare qualche parentela o affnità elettiva letteraria, citerei un altro grande scrittore contemporaneo, Cormac McCarthy. Ma qui le atmosfere sono ancora più essenziali e rarefatte.
Assolutamente da non perdere.

 

http://www.ibs.it/code/9788899253004/haruf-kent/benedizione-trilogia-della-pianura.html


 

Audur Ava OLAFSDOTTIR  “Il rosso vivo del Rabarbaro” (terzo titolo dell’autrice islandese che abbiamo in catalogo)

 

C’è un piccolo villaggio sul mare dove la vita trascorre bislacca e tranquilla. Mentre gli uomini sono fuori a pescare, le donne si dedicano alla cucina, cantano nel coro della chiesa, recitano nella compagnia teatrale amator iale, vanno a lezione di cucito e si scambiano barattoli di marmellata di rabarbaro. Lí il rabarbaro è dappertutto: la flessibilità del suo gambo disegna il profilo degli isolani e il rosso vivo ne colora le vite e le passioni. Nella parte alta del villaggio, in una casa rosa salmone, abitano Nína e Ágústína. Nína è una donna pratica e saggia che ha allevato Ágústína senza essere sua madre. La vera madre è un’ornitologa sempre in giro per il mondo occupata dalle sue ricerche sugli uccelli. Madre e figlia si scrivono lettere. Ágústína non ha mai conosciuto suo padre, esperto di balene, ma periodicamente gli invia messaggi in bottiglia o telepatici. Nel seminterrato della casa c’è poi l’officina di Vermundur, uno dei rari uomini del villaggio a non uscire per mare. Vermundur è uno che aggiusta tutto, che introduce nel villaggio i primi tostapane e i primi televisori provenienti dall’estero e che produce paralumi. Ma nel villaggio c’è soprattutto Ágústína, un’adolescente speciale: a causa di una malattia alle gambe cammina con le stampelle. Anche la visione del mondo della ragazza è particolare: in un certo senso Ágústína non riesce a vedere e percepire le cose del mondo con normale distacco. La fanciulla è una sorta di «creatura della natura». Concepita tra i campi di rabarbaro, è lí che trascorre molto del suo tempo. O tra il rabarbaro, o sulla spiaggia, quando la bassa marea lo permette. Ágústína vive una vita intellettualmente indipendente, portando avanti le sue convinzioni. È anche una specie di genio matematico, un genio sregolato che non segue i normali metodi di studio e di analisi, per cui capita che di tanto in tanto metta in difficoltà il suo insegnante con quesiti che sono veri e propri arcani. E soprattutto Ágústína ha un sogno da realizzare, o meglio un obiettivo da raggiungere. Scalare, con le sue «gambe matte», La Montagna dietro casa, ottocentoquarantaquattro metri di terra protesa verso il cielo. Per farlo avrà certamente bisogno di buone scarpe ma Nína le regalerà un paio di scarponcini da trekking per il suo compleanno... E, chissà, una volta giunta in cima, insieme al vento della vetta, potrà accarezzarla anche l’idea di crescere.

 

http://www.ibs.it/code/9788806228415/-lafsd-ttir-audur-ava/rosso-vivo-del-rabarbaro.html

 


 

Dal drammaturgo, regista teatrale e attore teatrale italiano Giorgio SERAFINI PROSPERI * proponiamo “Una perfetta geometria” (una piccola casa editrice che si sta segnalando per diverse scoperte)

* Giorgio Serafini Prosperi nasce a Roma e debutta come attore teatrale all’età di dieci anni. Da allora ha scritto per il teatro (Premio Flaiano 1991 e 2001), la televisione, il cinema. È regista teatrale e documentarista. Da qualche anno è inoltre Mindfulness Counsellor e si occupa di aiutare le persone con problemi di peso a ritrovare il piacere di mangiare in modo sano e consapevole.

https://www.youtube.com/watch?v=cfmBtAuoC6w Sogna da sempre di scrivere una biografia di Adriano Panatta. E non essendo ancora riuscito a farlo, ha chiamato così il protagonista del suo primo romanzo. Una perfetta geometria è il suo esordio narrativo

L'ex commissario Adriano Panatta ha due croci nella vita, oltre al nome del famoso tennista: la passione per le donne, che gli ha rovinato la carriera, e quella per il cibo, pesante come i sessanta chili di troppo che lo ingabbiavano prima di vincere ogni giorno la sua battaglia contro la dipendenza. Vive a Roma, quasi nascosto, quando il passato torna, implacabile, a presentare il conto: Olivia, una sua vecchia fiamma, ricompare chiedendogli di indagare sul suicidio di una ragazza, Alice, un mistero che si consuma nel mondo della politica, degli affari, del riciclaggio di denaro, delle sette religiose. E Panatta non può rifiutarsi. Così, sotto traccia, torna a fare il poliziotto, fidandosi dei colleghi di un tempo, degli amici e del suo fiuto per la verità. Giorgio Serafini Prosperi ci consegna un romanzo che ha tutto lo spirito e la malinconia dei gialli italiani, una storia che penetra i lati oscuri dell'anima con la sapienza e la leggerezza di chi ha sconfitto i propri mostri perché, alla fine, ne ha saputo riconoscere l'esistenza.

http://www.ibs.it/code/9788899253349/serafini-prosperi-giorgio/perfetta-geometria.html

 


 

Dalla nostra Libreria di fiducia, la piccola ma brillante “Risvolti” (Appio Tuscolano) accettiamo volentieri il suggerimento di provare questa nuova autrice http://www.lisagardner.com/

Wyatt Foster è un uomo che fa innamorare: calmo, sorridente, osservatore, più incline ad ascoltare che a parlare. Tessa Leoni, con lui, vorrebbe mettersi i tacchi, sciogliersi i capelli, ma tutto questo dovrà aspettare. Ora devono indagare insieme, e non c'è tempo da perdere, perché un'intera famiglia è stata rapita: Justin, Libby e Ashlyn Denbe. Anche Justin è un uomo che fa innamorare: forte, sensuale, generoso e persino ricco, promette di regalarti il mondo. Libby si è innamorata e tanto; quando è nata Ashlyn pensava che la sua felicità non sarebbe mai finita. Quindici anni dopo, scoprire che Justin la tradisce con una ventenne è una vertigine. Non bastano una collana di brillanti e una cena romantica per recuperare la fiducia. Come affrontare, adesso, costretti a un'intimità forzata, il terrore di un sequestro? Fuori, nel mondo libero, Tessa e Wyatt cercano indizi a perdifiato. Ci sono misteriosi buchi finanziari nella grande azienda di Justin, e i dirigenti non fanno che mentire. Chi ha rapito la famiglia Denbe in casa sua conosceva i codici per disattivare l'antifurto. Doveva essere una persona vicina, quindi, ma perché non arrivano richieste di riscatto? E soprattutto, si chiedono Tessa e Wyatt, sono ancora vivi, Justin, Libby e Ashlyn Denbe? Noi lettori lo sappiamo bene: sono vivi, in grande pericolo e tutti e tre

 

http://www.ibs.it/code/9788871686936/gardner-lisa/toccata-e-fuga.html

 


 

Simone Giorgi "L'ultima famiglia felice"

 

Matteo Stella è un padre che crede nel dialogo anziché nell'imposizione di regole. È un uomo mite e un padre indulgente, convinto di avere costruito una famiglia felice. Anche se Stefano, il figlio tredicenne, irride i suoi metodi educativi con una ribellione cieca, alzando di volta in volta il livello della sfida. Anche se Eleonora, la figlia maggiore, sembra aver perso pian piano il rispetto per lui. Anche se Anna, la moglie, si sente oppressa invece che liberata dall'infinita capacità che ha il marito di perdonarla. Poi, d'improvviso, ogni illusione crolla, rivelando la vulnerabilità e le contraddizioni che covano sotto la cenere in ogni famiglia. 

 

Menzione speciale al Premio Calvino 2014.

Stefano lo odiava, suo padre. Per come ti può odiare un ragazzino di tredici anni: con tutta la rabbia del mondo. Aveva passato buona parte della notte a sbattere una pallina da tennis contro il muro che lo separava proprio dalla stanza di Matteo e Anna. Colpo, silenzio, colpo, silenzio, colpo, silenzio. Lo aveva fatto per portare Matteo all’esasperazione, stanarlo, obbligarlo ad aprire senza permesso la porta su cui c’era un cartello scritto a mano: papà qui non può entrare.

Le famiglie felici non esistono. Non esiste la domenica, il copri sedia immacolato, l'asse da stiro piegato in un angolo. Esistono però le luci rotte dell’albero di Natale, a intermittenza etilica, e le foto delle vacanze in montagna che ti guardano, polverose, dall’alto della loro presunzione e ti esigono quella esatta felicità stampata sulla faccia, ogni giorno della tua vita. Non è solo per affermare la nostra esistenza biologica che abbiamo la necessità di sentirci pienamente realizzati al caldo di casa nostra. È per quello che vediamo la mattina allo specchio che ne abbiamo bisogno, per avere una via di fuga dal lavoro, per sentire la sicurezza effimera di un benessere fatto di sugo al basilico, perché il nostro riflesso possa combaciare perfettamente con quello che vediamo alla televisione, e tirare un sospiro: tutto sta andando dove dovrebbe andare.
Matteo Stella è un uomo buono, mite e teneramente ingenuo. Matteo non giudica, non addita nessuno, comprende, capisce, vive senza fare rumore, non ha bisogno di controllare l’innocente bontà del mondo che lo circonda. Sul suo volto sono stampati i segni dell’orgoglio e del compiacimento per la famiglia che ha costruito. Una famiglia felice. Pulita, composta. A questo sono servite le pratiche educative smaglianti, tutte tirate fuori dal cilindro di papà: senza il bisogno di una spigolosa autorità, Matteo è riuscito a ottenere raggianti sorrisi dai suoi ragazzi e da sua moglie. Nessun urlo – si parla tutti insieme e si ragiona, nessuna occhiataccia – il confronto è la risoluzione di ogni conflitto, nessun divieto – mitigare ogni scelta è sempre il modo migliore per ottenere attenzione. Siamo esseri parlanti e pensanti: perché non usare al meglio queste armi per arginare e prevenire qualunque dramma familiare?